Magari dopo scrivo qualcosa di più sensato (ma quando mai?!) visto che avevo scritto tutto ma il blog del pardo mi ha cancellato tutto.
Ieri sera ho lasciato un pezzettino di cuore sul prato dell'Olimpico.
Per la cronaca ieri sera c'era il concerto dei Depeche Mode.
Sempre per la cronaca, ieri è stato il primo concerto in cui mi sono ritrovata a lacrimare (probabilmente una perdita, visto che io non mi commuovo mai) su una canzone con la normalità con cui si respira.
Sarà che Home è stato il primo singolo dei DM comprato, cercato e voluto (non sono sicura, ma credo di aver preso prima quello di Barrel of a gun, adoravo il video ma mi fermavo li, solo dopo ho realizzato quanto mi piacesse la canzone), sarà che la stavano suonando in concerto, o meglio, Martin la stava suonando e cantando, sarà che io ero li sotto a lui, cosa che all'epoca nemmeno avrei sognato, ma quel paio di lacrimucce non le ho trattenute. Si sa, invecchiando si diventa sentimentali.
E in tutto questo vortice di sentimenti, chi chiamo?
Vale.
Ritieniti altamente onorata, non avrei chiamato nemmeno per vincere la lotteria.
Segna uno spritz per quando vengo a Torino.
Tempo di un brano e che viene fuori?
In your room.
No dico, In your room.
Manette ed ormone a go-go.
E chi richiamo?
Scontato.
Segna un altro spritz, va'.
Non credo di essere in grado di esprimere altri concetti; dopo sette ore e mezza di sole cocente, attesa estenuante e corse che nemmeno Mennea, ci vorrebbe almeno una settimana per riprendersi. Soprattutto ormonalmente parlando.
(Magari dopo quando ripasso parlo anche degli Afterhours e Africa Unite, li ho visti pochi giorni fa e nemmeno li ho citati, e io del MaGnu e della Fatina poco mi fido, quelli vengono qui e mi corcano di botte. Paura!)