domenica, 06 novembre 2005

Da quando ho scritto l'ultima volta è successa una cosa praticamente fondamentale per la mia vita: sono tornata a Torino. La scusa? Il concerto dei Subsonica. La realtà? L'amore per la città. Tanto da cantare convinta durante il concerto "E l'aria della notte nella mia città" assieme a Samuel, come una scema, come se per quei due giorni fosse stata anche la mia città, che mi avesse adottata giusto per quelle sedici ore sul suo suolo, a camminare sulla sua terra, a respirare la sua aria. L'ho ritrovata li, come una donna, a metà tra la giovinezza e l'età adulta, con la seriosità mista ad insicurezza, tra le vie del centro cariche di storie di ieri e di oggi. Forse ferita. Ferite che si rimarginano, sia ben chiaro. Tutti quei cantieri che la dilaniano, colpi di bisturi voluti da chi non si accontenta, che vuole di più, che non sopporta i segni delle rughe dell'età che avanza, della fanciullezza che va via. Bisogna stare al passo coi tempi. E lei lo sta facendo. Per amore di chi la ama. Se può sopportarlo lei, posso farlo anche io, senza batter ciglio. Era bellissima. E' bellissima. Credevo di averla idealizzata in tutto questo tempo che, incurante del dolore provocatomi dalla sua assenza, ci aveva diviso. Come due amanti che nonostante la lontananza continuano a pensarsi, immaginarsi, chiedersi cosa fanno durante la reciproca assenza. Non credo che Lei abbia pensato a me, ma io si. Sempre. Incessantemente. Ho vissuto l'attesa con ansia ed angoscia, sarei stata all'altezza? Troppe cose sono cambiate dal nostro ultimo incontro. Ne è passata di acqua sotto i nostri ponti, cose belle e cose brutte, più o meno significative che ci hanno rese diverse. Eppure mi ha accolta nelle sue braccia, subito. Il suo cielo, il cielo su Torino, ha sorriso, almeno così mi è sembrato. Si è lasciata scoprire, come se volesse assicurarsi del fatto che io ricordassi ancora il suo corpo, più che la sua anima. Forse perché le nostre anime sono state sempre vicine, simbiotiche. Forse un pizzico di rancore per averla abbandonata per tutto questo tempo l'ha avuto. Ma quale storia d'amore non ne ha? Chi non ha mai fatto quei piccoli dispetti per il proprio egoismo, piccoli gesti per mantenere viva l'attenzione del proprio amante? Lei non è da meno, non v'era dubbio. Ha fatto in modo da estirparmi l'insana promessa, tanto per citare il Faber, di tornare in primavera. Forse l'avrei fatto lo stesso. Ma lei l'ha reso necessario, come un debito da ripagare per l'affetto negatole. Ma sa che l'amo, solo che, come me, ha bisogno delle prove, non si accontenta di poco, ha bisogno di gesti eclatanti. Ho detto che la amo? Si, vostro onore l'ammetto. Era tanto che non lo dicevo, che non provavo un sentimento tanto profondo per qualcuno. Per Lei si. E non posso farne a meno.

Messaggio imbottigliato da BlackTrinity alle 06/11/2005 12:25
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